Fate solo quel che v’incanta

Un viaggio di musica e poesia che spazia in molteplici generi miscelando sonorità balcaniche con il jazz e il blues, con richiami alla tradizione e alla world music, senza dimenticare le festose sonorità bandistiche che si alternano a composizioni interamente originali create sulle poesie di Antonio L. Verri. Grande scrittore poeta scomparso prematuramente nel 1993 all’età di 43 anni.

Prodotto da Fondo Verri – Spagine con il contributo di Nuovo IMAIE

Suoni /Bruno Galeone fisarmonica, Emanuele Coluccia pianoforte e sax  Vincenzo Grasso clarinetto Davide Chiarelli percussioni Redi Hasa violoncello

Canto/ Daria Falco

Voci recitanti/ G. Piero Rapanà, T. Franco Simone,  Simone Giorgino.

C’è una eco brechtiano nella voce di Daria Falco per queste poesie-canzoni di Antonio Leonardo Verri, un incantamento che riverbera e influenza la musica, la contagia nelle variazioni solistiche e nell’insieme che gioca i suoni della banda per far festa alle parole. Una musica esortativa, viva, presente al Tempo materia con cui Verri, si è sempre confrontato.

Lui, il poeta, sempre chiaro nel raccontare, nel descrivere e nel definire l’origine del suo sentire e del suo agire poetico e insieme capace di presagire e prefigurare il Futuro. Le parole e la lingua, il luogo del suo continuo cercare, del suo con-fondere con il suono, il “senso”, ogni significato, ogni possibilità narrativa. Se le faceva suonare in testa le parole Verri prima di scriverle, ne saggiava la musicalità, se le ripeteva, le accordava con il respiro, con il battere del cuore e con il vento.

Aveva un amore americano Verri, un maestro di composizione: John Cage e molti amici musicisti con cui confrontarsi, era capace ascoltatore, lo faceva dal margine, stando in ascolto del silenzio.

Ascoltare il “Sibilo Lungo” che si insinua nelle campagne, contemplarlo come lui sapeva fare, è impresa ardua, oggi che le chiome d’argento non sonano più la Terra di Mezzo, ecco allora la necessità del canto, della musica, della poesia per tornare a sperare, a lottare, consapevoli, con Verri, che il cambiamento è materia della Storia e dell’uomo chiamato ad esserne interprete, non sempre è capace di farlo al meglio, r/esistere, “fabbricare armonia”, l’impegno, fare ancora e testardamente “fogli di poesia” per trovare sempre la sintonia con lo stupore con l’incanto che la vita sussurra.

Mauro Marino

Ascolta “Il castello di Munot”

Le tavole del cd sono di Massimo Pasca