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O crei o crepi.
Di Giuseppe Marzio
SINOSSI.
La performance ideata, scritta e diretta da Giuseppe Marzio e’ compostaprincipalmente da testi inediti nati in piena pandemia, con l’obiettivo di resistere ebramare un veloce ritorno in scena, fusi a testi che gia’ hanno visto luce sul palcoin contesti di manifestazioni o eventi di sensibilizzazione, riguardanti varietematiche sociali.
I monologhi trattano con ironia, seppur amara ed estrema delicatezza onecessaria irruenza tutte quelle tematiche che dividono il popolo e le opinioni ditutti
Omosessualita’, omofobia, violenza di genere e quindi femminicidio, accettazione,religione, lockdown, amore e tutti i suoi affluenti, dai piu’ comici ai piu’ estremi,disperazione, solitudine, mettendo soprattutto un focus su quelle che sono lereazioni, i modi di riempire i vuoti, le implosioni che ci abitano e le esplosioni chesogniamo.
Il tutto accompagnato da uno strumento ormai quasi dimenticato, ma intenso egraffiante come la fisarmonica suonata da Maria Luigia Bufano, rendendo ilrisultato finale una semplice ma efficace commistione di musica e parole
L’ autore nel comporre e realizzarne la regia si e’ trovato dinnanzi ad unadomanda fondamentale: se e’ vero che l’ amore e’ un motore che muove l’universo, cosa succede quando il motore va in avaria o addirittura si ferma?
Senza l’ arroganza di voler fornire risposte infatti e’ proprio questo che si vuolsomministrare al pubblico. Un punto di vista diverso, da parte dell’ amato e da chispera d’ esser amato. Una questione fondamentale:
Cosa possiam fare per render meno doloroso un mondo d’ amore che sidisintegra

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