PAOLA MANCINELLI, “CHIRURGIA DEL VUOTO”, EDIZIONI PEQUOD, ANCONA 2025
“Chirurgia del vuoto” è un canto del limite. Limite inteso nelle sue dimensioni di assenza, mancanza, imperfezione, fragilità, elementi che accomunano da sempre l’umanità tutta. Il limite non ci definisce, ma può divenire possibilità di conoscenza, di ricerca. Il poeta valica questo confine per tentare un salto mortale verso la parola che si eterna. Vuoto come spazio bianco della pagina, attesa di accadimento.
La prefazione è del poeta saggista e critico genovese Massimo Morasso, vincitore del Premio Flaiano per la Poesia 2024 e Presidente di Giuria del Premio Genova Valéry. La casa editrice Italic Pequod di Ancona vanta tra i suoi autori nomi celebri tra i quali il vincitore del Premio Strega Mario De Siati, Daniele Mencarelli e il finalista del Premio Strega Poesia Stefano Simoncelli.
La raccolta “Chirurgia del vuoto” è divisa in 5 sezioni:
Sezione come conoscenza / Tra il costato e l’aurora / Nel palmo della caverna / Una gola di luce / Lo spazio ulteriore
e comprende 65 poesie. Come si evince dal titolo, ho voluto indagare quello spazio indefinito e indicibile che chiamiamo “vuoto”, non tanto nella sua accezione di assenza di materia o di significato, bensì come generatore di possibilità, portatore di opportunità, possibile configurazione o prefigurazione di qualcosa. Uno spazio pieno non lascia posto a nulla.
In quest’ottica l’atto della scrittura e della scrittura poetica in primis, nelle sue categorie di precisione, accuratezza e verità, con la sua potenza evocativa, esercita un vero e proprio atto chirurgico che è in grado di incidere, sezionare la materia del reale, far fuoriuscire il bagliore primordiale della conoscenza, per poi ritornare nel buio del mistero, come un sigillo, un segreto nascosto che rientra da un luogo non luogo, da un altrove.
Il progetto nasce dall’idea di indagare lo spazio nella cifra del vuoto. Sezionare questo spazio che attende, accedendo così ad una sua conoscenza e rivelazione. Sezionare il vuoto: un ossimoro per delineare un gesto propriamente umano, come quello di delimitare, tracciare, delineare uno spazio, indagarne il volume, progettare l’intervento umano che si affaccia per abitarlo, fin dal primo gesto architettonico del tracciare una linea. Il lavoro progettuale di ogni essere umano comincia da qui: dal tracciare una linea, incidere uno spazio, per “gettare in avanti”, pro-gettare l’idea, la sua realizzazione.
