IL PANE SOTTO LA NEVE
Tratto dall’omonima opera di Antonio Verri
Sono sempre stato affascinato dalla scrittura di Antonio Verri; da quel reinventare, rimodellare la lingua, che da parlata diventa ancora più corrente quando scritta. Corrente, perché ti può trasportare se la assecondi col sentire; corrente, perchè ti può travolgere se le opponi resistenza col capire: in tal caso cercherai quanto prima di uscirne fuori, col rammarico di non esserne all’altezza, o con la sensazione di avere a che fare con qualcuno che fa esercizio di follia.
Come musicista so che per uscire da clausole, codici e stereotipie estetiche, bisogna interagire con sensibilità altre, che ti aprano a nuovi orizzonti, a nuove profondità interiori, e che ti rapportino ad altri linguaggi artistici evitandoti un infinito reiterarti. Ed ecco Il pane sotto la neve, un’opera letta da giovanissimo e ― alla ricerca di un dialogo artistico con il suo autore ― ritrovata dopo tanti anni e dopo tanta musica.
Mi soffermo sul capitolo in versi intitolato Micisca, petalo di un corollario di scritti che costituiscono l’intera opera. Leggendolo ho la sensazione che il tempo non sia un vettore inarrestabile, ma un infinito attimo. Vicende personali, storie collettive, passato, presente, luoghi, non luoghi, odori, rumori, affanni, allegrie, solitudini: qui è tutto compresso ed è, allo stesso tempo, tutto dilatato.
Pensare di mettere in musica l’aritmico incedere di Micisca, per un musicista come me, abituato alla ipnotica cadenza dell’endecasillabo, non è impresa facile. Ma le Colonne d’Ercole sono un monito per chi teme di osare e un invito per chi l’andare Oltre è una necessità, più che una sfida. Ne nascono otto temi musicali, per voce, chitarra, pianoforte, fisarmonica e violino. I primi sette sono cantati, mentre l’ottavo, conclusivo, è un parlato su musica. Poi, in perfetta linea con il pensiero caleidoscopico di Verri, — più incline all’interseco che al mono-tema — punto sul fluttuante O mar, la zacchinetta! (altro petalo) e lo divido in otto brani, i quali, recitati, si alterneranno con gli altrettanti temi di Micisca, avvicendando canto a recitazione, romanica introspezione (Micisca) a barocca estroversione (O mar, la zacchinetta!).
Al lettore, ma in questi casi all’ascoltatore/spettatore, voglio solo ricordare che il Verri de Il pane sotto la neve è importante sentirlo, evitando di fare esercizio di logica: non se ne uscirebbe fuori. Affidarsi alla risonanza che le parole innescano nell’immaginario; godere l’emozione dall’attitudine materica della lingua di Antonio: che non descrive, ma plasma situazioni e stati d’animo. E poi, musica.
IL PANE SOTTO LA NEVE:
Testi di: Antonio Verri
Musiche di: Rocco De Santis
Voce recitante, chitarra e canto: Rocco De Santis
Pianoforte: Mattia Manco
